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Presentazioni efficaci

Per un'ecologia visuale di Powerpoint

Chi sono

Utente: 02068449
Nome: Giacomo Mason
Dopo la laurea in filosofia mi sono occupato di teoria della comunicazione, in particolare modo di quella legata al mondo aziendale. Oggi sono formatore e consulente specializzato sugli spazi Intranet, la comunicazione digitale, la comunicazione interna, l'e-learning, il knowledge sharing. Suono il sax e il flauto traverso, scrivo, insegno e cerco di tirare avanti

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07/07/2009

La ricerca di Mehrabian era una cazzata? Parliamone

Albert MehrabianPer chi non è avvezzo a questioni riguardanti le presentazioni in pubblico e il public speaking il nome di Albert Mehrabian potrà dire poco o nulla.

eppure la sua ricerca sulla comunicazione non verbale ha influenzato generazioni di specialisti, e molti consulenti (compreso, devo dire per onestà, il sottoscritto), si sono comodamente appoggiati ad una vulgata del suo famoso esperimento per poter affermare con serfica tranquillità che "gli esperimenti ci dicono" che l'efficacia della comunicazione è data per il 7% dalle informazioni, per il 38% dall'intonazione e per il 55% dal linguaggio del corpo.

Beh, questa, a quanto pare, è una sovrainterpretazione della ricerca, la quale negli anni ha prodotto una sorta di "mito" non confortato dalla ricerca stessa, la quale è stata fatta in mainera molto più limitata e con scopi differenti.

Come spiega Olivia in questo post, la ricerca riguardava unicamente la percezione di un osservatore esterno del rapporto tra un parlante ed un ascoltatore riguardo all'attribuzione di "simpatia" del parlante nei confronti dell'ascoltatore. Ora, questo risultato non permette di inferire nulla rispetto all'impatto effettivo dei diversi aspetti su una platea.

Bert Decker, come altri, ha cercato di rispondere a questa critica, osservando che se non vale la lettera della ricerca, vale quantomeno il suo spirito (post al quale Oliva ha prontamente risposto).

Ora, sono d'accordo sul fatto che la ricerca di Mehrabian sia stata ampiamente travisata, e non mi sorprende visto che era davvero comodo poter "sistemare" le cose nel modo che abbiamo visto. Tuttavia resta il fatto, indiscutibile, che i tre aspetti sopra visti (informazioni, aspetti paraverbali e aspetti corporei) concorrano sempre in varia misura alla buona riuscita di una presentazione.

Tra l'altro svariate ricerche empiriche (cito qui per rapidità solo il mio beniamino Gregory Bateson e i suoi epigoni) dimostrano come l'attribuzione di verità di un'affermazione passi per tutti e tre gli aspetti e, nel caso di incoerenze, sia il canale non verbale quello privilegiato (se dico che sono sereno e nel frattempo divento rosso in faccia i  miei ascoltatori danno retta più al mio rossore che alle mie parole).

Insomma, possiamo anche fare a meno dela controversa ricerca di Mehrabian, ma non possiamo dimenticare l'impatto che i diversi aspetti hanno nella nostra vita di comunicatori.
postato da: 02068449 alle ore luglio 07, 2009 18:34 | link |
categorie: segnanazioni, public speaking


Public speaking: prima e dopo la cura

Dei bellissimi video (ok, sono dei video promozionali di Bert Decker, uno specialista di comunicazione, ma sono molto significativi ugualmente) che mostrano la trasformazione di alcuni impacciati oratori durante una sessione di formazione dedicata al public speaking.

Esempi di public speaking prima e dopo


Trovo queste trasformazioni davvero impressionati, dopo solo un giorno: questo sta a significare che per molto aspetti (ho detto molti, ma non tutti) si tratta innanzitutto di applicare alcune regole molto semplici, che migliorano la comunicazione in pubblico a prescindere dalle cosiddette "doti caratteriali".

E quali sono queste regole? Beh, guardate i video e provate a capire quali siano le ricorrenze e che cosa rende più efficaci le esposizioni dei diversi relatori.

Ecco la pagina con i video dimostrativi.


postato da: 02068449 alle ore luglio 07, 2009 17:57 | link |
categorie: public speaking


La semplicità secondo Garr

Vi segnalo un bell'intervento di Garr Reynolds a proposito della semplicità. Potete vedere il suo intervento video (43 minuti) a Las Vegas, un capolavoro di public speaking supportato da bellissime slide.
 
Inoltre vi segnalo una serie di slide che Garr ha creato a partire da un sito dedicato all'alimentazione.
Il risultato è notevole. Questo è il post originale.

postato da: 02068449 alle ore luglio 07, 2009 16:37 | link |
categorie: segnanazioni, pensare visuale, public speaking


Usare twitter durante una presentazione. Una serie di risorse

nel blog di Olivia Mitchell trovate una serie di risorse dedicate all'uso di twitter durante una presentazione.

Tra le risorse trovate anche un documento scritto da un gruppo di scienziati tedeschi, che riporta una ricerca sull'uso prevalente di twitter durante le conferenze (PDF). il risultato è che " ‘ sharing resources’ and ‘communicating with others’ were the most important uses of twitter for these respondents." Qui trovate il post.

Olivia ha scritto anche un post con 8 cose che ha imparato dall'uso di Twitter durante un evento, e precisamente

1. Design your presentation for Twitter
2. Encourage your audience to tweet
3. Don’t forget the non-tweeters
4. Use multiple ways to monitor the Twitterstream
5. Ask the audience to retweet (RT) the tweets they want you to address
6. Let go of the illusion that you might know more than the audience
7. Tweet the questions you want the audience to respond to
8. You don’t have to respond to all the questions during your presentation

Infine, ecco un post sul tema di mostrare in tempo reale il twitter-stream su uno schermo durante la presentazione. La risposta è, in generale, negativa.

"My advice is to only show the twitter stream when it adds to the presentation- just like any visual.  With an actively tweeting audience, a twitter stream can move extremely fast. It will be very hard for the audience not to pay attention to the constantly moving screen - so it’s likely to be distracting. If it’s on the large screen it’s no longer an opt-in experience."

Anche se si può accendere lo schermo con lo stream in particolari punti della presentazione, ovvvero quando
  • you ask for audience input on a particular point
  • you ask the audience for questions
  • you take “twitter breaks” specifically to look at the twitter stream and address any issues which have been raised.
 


postato da: 02068449 alle ore luglio 07, 2009 16:08 | link |
categorie: strategia, public speaking


PocketMod, il creatore di scalette personalizzate

Se, quando presentate una relazione, volete ridurre al massimo il volume di carte e fogli che avete davanti il modo migliore è creare un pocketmod!

Che cos'è? Nient'altro che un foglio A4 arrangiato in modo da contenere tutte le vostre annotazioni durante la presentazione. Crearlo è facile, grazie al wizard online.

Non resta che provarlo, associato alla presentazione su slide...




postato da: 02068449 alle ore luglio 07, 2009 15:19 | link |
categorie: public speaking, software & tools


27/03/2009

Coinvolgere il pubblico al momento giusto

Vi segnalo un bel post di Olivia Mithcell sui modi, ma soprattutto i tempi - per coinvolgere il proprio pubblico all'interno di una presentazione.


quando coinvolgere il pubblico

postato da: 02068449 alle ore marzo 27, 2009 08:31 | link |
categorie: public speaking


23/02/2009

I consigli di Dale

Dale Carnegie è stato uno dei pionieri sul tema del Public Speaking e del suo insegnamento. Esiste una società che ne raccoglie l'eredità e propone corsi e risorse.

Vi segnalo i loro paper da scaricare su diversi temi, tra cui le presentazioni efficaci.

Ciao
postato da: 02068449 alle ore febbraio 23, 2009 08:14 | link |
categorie: segnanazioni, public speaking


18/02/2009

Incubi a occhi aperti

Secondo voi quanti errori sono presenti in questo "setting" di presentazione? (l'immagine è presa dalla slide 68 di questa bellissima presentazione di Garr Reynolds).


Setting sbagliato per presetnazioni e slide orribili

Osservate bene:

1) Il presentatore sta seduto invece che in piedi
2) Tra il presentatore e la platea c'è una cattedra che ostacola e separa
3) Il presentatore dà le spalle alla platea
4) il presentatore LEGGE le slide!!!!
5) Le slide sono un fiume di testo terrificante
6) Il contrasto testo-sfondo è terrificante

Che cos'altro? Forse si potrebbe continuare, ma credo che questo basti già a descrivere un vero e prorpio incubo a occhi aperti (finché restano aperti).

La mia solidarietà agli allievi.
postato da: 02068449 alle ore febbraio 18, 2009 17:50 | link |
categorie: invettive, scrivere su slide, public speaking


18/06/2007

Densi, piatti e sgrammaticati

Molto divertente il rersoconto di Paolo Antonio Volpon su "Search Engine Strategies Milan" (SES) 2007. Leggete i vari punti e capirete alcune cose da non fare in una presentazione (come i punti elenco chilometrici, la voce monotona, gli errori di scrittura).

postato da: 02068449 alle ore giugno 18, 2007 08:30 | link |
categorie: segnanazioni, public speaking


29/05/2007

Lavagna a fogli mobili: la mia coperta di Linus

Chiunque faccia il consulente o il formatore sa quanto sia utile e utilizzata la famosa lavagna a fogli mobili. Per me è una specie di coperta di Linus: senza lavagna a fogli mobili io non comincio mai a parlare in aula. E so che anche per altri è così.

lavagna_fogli_mobiliSecondo me la lavagna a fogli mobili è uno strumento capace di creare quella che Etienne Wenger definisce la dialettica tra partecipazione e reificazione: è capace cioè di creare uno strato di sedimenti concettuali maneggaibili attraverso i quali negoziare i significati in un gruppo.

Beh, grazie all'ottimo Presentation zen scopro che ci sono molti siti dedicati a questo strumento ("flip chart" in inglese), come quello di questa società inglese, che ha creato un sito interamente dedicato all'argomento.

Ma anche altre società come la 3M hanno crerato delle pagine apposite (questa e questa).

Altro che slides...Buona lettura.

 

postato da: 02068449 alle ore maggio 29, 2007 17:58 | link |
categorie: strategia, segnanazioni, pensare visuale, public speaking


24/05/2007

I principi dell'apprendimento multimediale

Richard Mayer è uno psicologo californiano che ha scirtto un articolo importante sulle modalità di apprendimento negli ambienti multimediali.

Questo articolo è molto utilizzato da chi si occupa di e-learning, perché stabilisce alcuni principi, basati su ricerche sperimentali, sulla base dei quali è possibile regolarsi per l'erogazione dei contenuti audio-video-testuali.

Marco Coinu ne propone una sintesi in italiano, pubblicata sul portale Elearnngtouch.

Vale la pena di riportare una sintesi dei principi, perché hanno molto a che vedere anche con il tema delle presentaizoni con le slide

  • Principio della divisione dell'attenzione (Split Attention Principle): i discenti imparano meglio quando il materiale didattico consente loro di non dividere l'attenzione fra diverse fonti di informazioni che fanno riferimento alla stessa modalità cognitivo-sensoria;
  • (Leggi: non mettere musica in sottofondo sulle slide mente parlate - Non parlate alla paltea mentre mostrate i viedo)

  • Principio della modalità (Modality Principle): i discenti imparano meglio quando le informazioni verbali sono presentate per via vocale-auditiva come narrazione parlata piuttosto che in modalità visiva come testo scritto;
  • (Leggi: nella presentazione siete voi che palrate i protagonisti, non le vostre slide, che restano soloun supporto all'esposizone orale)

    Principio di rindondanza (Rendundancy Principle): i discenti imparano meglio da animazioni e narrazioni parlate, piuttosto che da animazioni, narrazioni parlate e testo scritto, se le informazioni visive sono presentate insieme alle informazioni verbali;

    (leggi: accompagnate smepre il vostro testo con immagini rappresetnative)

  • Principio di contiguità spaziale (Spatial Contiguity Principle): i discenti imparano meglio quando il testo scritto e il materiale visivo sono fisicamente integrati piuttosto che separati;
  • (leggi: accomagnate sempre il testo con immagini, e posizionateli in modo che si appartengano reciprocamente sulla slide)

  • Principio di contiguità temporale (Temporal Contiguity Principle): i discenti imparano meglio quando i materiali visivi e verbali sono sincronizzati (presentati contemporaneamente) piuttosto che separati nel tempo (sequenzializzati);
  • (leggi: Accomagnate il vostro dicorso con immagini sincornizzate sulla slide)

  • Principio di coerenza (Coherence Principle): i discenti imparano meglio quando i materiali estranei sono esclusi dalle spiegazioni multimediali.
  • (Leggi: cercate di togliere e non di aggiungere sulle vostre sldie)

     

    Un grazie a Marco Coinu per il suo lavoro

     

    postato da: 02068449 alle ore maggio 24, 2007 13:09 | link |
    categorie: segnanazioni, pensare visuale, public speaking


    24/04/2007

    Public speaking: the basics

    Forse mi ero dimenticato di pubblicare su questo spazio le mie slide sul public speaking (già pubbl icate su slideshare e sull'altro blog). Eccole. 

     

    Ma, già che ci siete, data un'occhiata anche a questa serie di video che  riprendono una lezione dal vivo di Robert Gedaliah (e collaboratori) sul public speaking.

     

    Qui si parla di contatto oculare (the "most important skill"): 

    E qui dell'uso del famoso "tasto B" di Powerpoint:


    Ed ecco il link alla serie completa dei video.
    postato da: 02068449 alle ore aprile 24, 2007 10:18 | link |
    categorie: segnanazioni, public speaking


    17/04/2007

    La regola dei 20 secondi

    Spesso, quando lavoravo ad "Alcatraz", la mia vecchia azienda, mi capitava di elaborare progetti piuttosto complicati: c'erano sul tappeto cose come il benchmarking, i fattori critici, la tempistica, i dettagli operativi, gli attori in campo, le strategie di medio termine. E via dicendo.

    Ero preparatissimo su tutto, ma quando il capo mi "dava udienza" spesso avevo a disposizone solo un minuto per spiegargli tutto. Che fare? Provare a mostrare le mie 50 slide? Oppure dirgli una sola cosa, quella essenziale, ovvero quella che una volta detta, aumentava l'interesse del mio capo e conseguentemente il mio tempo a disposizione?

    In questi casi usavo sempre la seconda strategia: una sola cosa ben detta, ovvero il "succo" di tutto il mio progetto. Quando preparate una presentazione fate sempre questa prova: in quanto tempo riuscite ad esprimere il succo della vostra idea? Io chiamo questa la regola dei "20 secondi".

    cronometroCerto, probabilmente il vostro progetto è molto articolato, ha richiesto parecchio lavoro di analisi, molte ricerche, tante ore a pensare a che cosa fare e a come farlo. Tutto questo però, alla fine, si concretizzerà in un'idea da proporre al vostro committente.
     
    E' Per capire se se la vostra idea "regge" non c'è niente di meglio che domandarsi prima: se dovessi dirla in 20 secondi, che cosa direi? Se non riuscite a trovare una formulazione adatta, probabilmente siete ancora in fase di brainstorming.
     
    Se invece ci riuscite, bene quella e "la cosa" che avete da dire (potrebbe essere, che so: "dobbiamo espanderci sul mercato giapponese entro due anni", oppure "dobbiamo aprire un canale internet per fare e-commerce dei nostri prodotti", oppure "dobbiamo acquistare un prodotto di CRM che favorisca la conoscenza mirata dei nostri clienti, oppure "dobbiamo riposizionare il nostro brand per un target più giovane attraverso nuovi prodotti e una serie di campagne  mirate".

    Ecco, la vostra idea dovrebbe poter essere formulata anche in questo modo: con una sintetica affermazione (ovviamente gravida di conseguenze...). 

    Questa idea, in fondo, è il "cuore" della vostra presentazione. Sarebbe meglio che stesse sempre in una slide a parte.

    postato da: 02068449 alle ore aprile 17, 2007 15:27 | link |
    categorie: aneddoti, architettura, strategia, public speaking


    05/04/2007

    Commentare, non leggere

    In tema con il post precendete vi segnalo un video del berllimbusto-impomatato T.J. Walker. Il messaggio è: "non leggete mai dalla vostre slide". Le persone sono perfettamente in grado di leggerle da sole.  Le slide non andrebbero mai lette, ma commentate e approfndite (guardando la platea, possibilmente).

    postato da: 02068449 alle ore aprile 05, 2007 19:58 | link |
    categorie: strategia, public speaking


    02/04/2007

    Buoni link sul momento "clou"

    Il momento "clou" è quello in cui, di fronte ad una platea, presentiamo le nostre slide. E' in quel momento che si rivela la bontà del nostro lavoro di preparazione del materiale e la bontà dei nostri "skill" comunicativi. Ecco alcuni link sparsi che aiutano ad affrontare nel modo giusto questo momento topico.

    Buona lettura!

     

     

    postato da: 02068449 alle ore aprile 02, 2007 11:26 | link |
    categorie: segnanazioni, public speaking


    29/03/2007

    Slide nere e interruzioni

    Berd Decker suggerisce di inserire delle slide nere all'interno di una presetnazione, per eliminare il rumore, concentrare l'attenzione, creare un momento di rottura cognitiva.

    taoSposo a pieno ll'intenzione e meno la soluzione.  Credo che possa andare anche un altro colore, oppure una grande punto di domanda, o un'altra cosa che introduca un momento di rottura cognitiva con la platea.

    Il problema non è nero, bianco o altri colori, ma piuttosto avere un ritmo, che alterni il vuoto con il pieno.

     

    postato da: 02068449 alle ore marzo 29, 2007 08:35 | link |
    categorie: colori, strategia, public speaking


    26/03/2007

    Buone ragioni per raccontare storie

    C'è un'esperienza abbastanza frequente che mi capita quando parlo in aula o a convegni: io parlo e parlo e parlo, raccontando di questo e di quello, ma progressivamente vedo che i loro occhi si fanno vuoti e le persone cominciano a fischiettare mentalmente.

    A questo punto mi interrompo e comincio a racconare una storia. Parto dicendo cose come:  "Ma lo sapette che cosa è successo una volta che ero in ufficio?" oppure: "l'altro giorno mi chiama un cliente e comincia a dirmi...". ecco: l'attenzione si risveglia, le persone ritrovano il contatto con me, e io con loro. Gli sguardi si rimenttono a fuoco e tutto acquista un'aria più calda e colloquiale.

    Le storie sono importanti. Le stoire ci riguardano molto più delle slide. Le storie sono il vero collante del nostro vivere sociale (ascoltate gli MP3 di Paolo Jedlowski a riguardo) .

    Ed ecco un bell'articolo sul racccontare storie nelle business presentations....

     

    postato da: 02068449 alle ore marzo 26, 2007 20:24 | link |
    categorie: aneddoti, public speaking


    25/03/2007

    I migliori libri in italiano sul public speaking

    La pubblicistica sul public speaking è vastissima e spesso nel marcato italiano troviamo ottime cose affogate in un mare di libracci di importazione deludenti e velleitari a diesptto dei loro titoli seducenti

    Per evitarvi costose delusioni vi segnalo allora tre libri che, a mio parere, sono di ottimo livello e vi aiuteranno veramente a capire alcuni punti fondamentali del parlare in pubblico per presentare progetti o lezioni.

    Sono libri piuttosto vecchiotti e quindi il tema delle slide e delle nuove tecnologie in alcuni casi non è affrontato (almeno non direttamente), ma in compenso trovate alcuni "fondamentali" che possono facilmente essere integrati con la vostra strategia di presentazione multimediale (e poi per la presentazione in pubblico con le slide vi darò io dei sugerimenti, nel tempo...)

    :-)

     

    libro_public_spaking_Sansavini

    Cesare Sansavini
    Parlare in pubblico. Farsi capire, farsi ascoltare, persuadere il gruppo
    2006 - Giunti Demetra

    Probabilmente il libro migliore, con tanti episodi di vita vissuta e tantissime indicazioni e esercizi. Si vede che è un libro che nasce dall'esperienza concreta di un formatore. Ottimo soprattutto per chi fa docenza. In questo c'è anche una piccola parte sulle slide.

     

    libro_public_speaking_lerouxPaul Le Roux
    Presentare per convincere. Strategie di presentazione
    1995 - Lupetti

    E' un piccolo classico. Veramente ben fatto, ben scritto econ degli ottimi disegni. Ottima la parte sull'uso dei visual (all'epoca le sldie erano ancora di là da venire...). Particolarmente indicato per venditori e rappresentanti (ma anche per gli altri...)

     

    Dale Carnegie
    Come parlare in pubblico e convincere gli altri
    2001 - Bompiani

    E' il classico dei classici. Scritto negli allni sessanta (credo) ancora molto fresco. Questo è particolarmente indicato per conferenziari e oratori estemporanei in eventi particolari.

     

    postato da: 02068449 alle ore marzo 25, 2007 12:38 | link |
    categorie: recensioni, public speaking


    18/03/2007

    I consigli di Seth

    Seth Godin è un mega-consulente nel campo del web marketing (è quello che ha inventato la formula del "Permission marketing"). Ha anche un suo blog dedicato al marketing e all'advertising.

    Recentemente ha scritto un post  sulle presentazioni efficaci con le slide. Non condivido tutto, in special modo il consiglio di limitarsi a sei parole per slide (che esagerato...). Ma ne condivido la sostanza, ovvero il fatto che in una presentazione convivano aspetti cognitivi ed emozionali, e che debbano entrambi essere supportati dalle slide. 

    uno stralcio:
    Our brains have two sides. The right side is emotional, musical and moody. The left side is focused on dexterity, facts and hard data. When you show up to give a presentation, people want to use both parts of their brain. So they use the right side to judge the way you talk, the way you dress and your body language. Often, people come to a conclusion about your presentation by the time you’re on the second slide. After that, it’s often too late for your bullet points to do you much good.

    Ed ecco il post 

    postato da: 02068449 alle ore marzo 18, 2007 15:54 | link |
    categorie: segnanazioni, public speaking


    28/03/2006

    Gary Turner al contrattacco

    In una simpatica provocazione, Gary Turner consiglia di inserire di soppiatto, in ogni presentazione, una slide vuota che riproduca l'assenza di sengale del proiettore. Così, dice, lo spaker sarà "costretto" a parlare come un essere umano. Anche io ogni tanto mi pongo il problema del "vuoto", ovvero dello spazio cognitivo che è necessario darsi per lasciare che i contenuti emergano.

    slide semivuotaA dire il vero è proprio quello che ho fatto nella mia presentazione di sabato: ogni slide era in realtà semivuota, e conteneva solo una parola o poco più.  In questo modo la platea aveva tutto lo spazio cognitivo necessario per ascoltarmi e prendere appunti. Le slide scandivano il discorso, che si sviluppava in modo concentrico a partire da quell'unica parloa.

    Quali sono i vantaggi? E in quali casi è bene usare una strategia di questo tipo? SIcuramente è una stategia che va bene:

    - per presentazioni brevi (da 15 minuti a 60 minuti)

    - per presentazioni discorsive e per testimonianze

    - per presentazioni di alto livello, nelle quali l'oratore si può lasciare andare alle digressioni che il contesto gli suggerisce

     

    Per fare questo, ovviamente, è necesaria una preparazione doppia rispeto a una presentazione tradizionale. Potete improvvisare solo se siete molto, ma molto preparati. Usare le note della presentazione per tenere sott'occhio i punti principali è, in questo caso, un'ottima tattica.

    postato da: 02068449 alle ore marzo 28, 2006 07:10 | link |
    categorie: segnanazioni, public speaking


    06/03/2006

    L'iceberg di Hemingway

    foto di hemingwayIn una famosa intervista sul mestiere dello scrittore, (edita di italia dal Melangolo di Genova) Ernest Hemingway parlava del "principio dell'iceberg" :

    "I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott'acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L'importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché non la conosce, allora le lacune si noteranno." 

    E' proprio così. E sicuramente era così nella narrativa di Hemingway. Ma forse questo principio può rivelarci qualche cosa anche sulle presentazioni. Si, perché una presentazione non è mai autosufficiente: se ci pensate le slide migliori sono quelle che, lette separatamente dal loro contesto di emissione, non si capiscono del tutto (e questa può essere anche una specie di "prova del nove" del vostro prodotto).

    Le slide sono, insomma, degli oggetti insaturi semanticamente e che solo nell'incontro con una parola viva acquistano il loro senso e esprimono la loro efficacia in temini di resa cognitiva. Le poche parole sulla slide, assieme a immagini ed elementi grafici, sono solo una parte minima di quello che avete da dire.

    Considerate le slide, quindi, come se fossero la punta dell'iceberg del vostro discroso, la sola parte visibile. Il resto dell'iceberg è dentro di voi: nella vostra voce, nella vostra espressione, nella capacità che avete di illuminare i contenuti riporati sulle slide e di dargli spessore. Se siete padroni della materia le slide vi aiuteranno a fare chiarezza. Ma se non siete in grado di "illuminarle" allora le slide non vi serviranno a nulla e le lacune, come ci dice il buon Ernest, si noteranno.

    postato da: 02068449 alle ore marzo 06, 2006 21:18 | link |
    categorie: strategia, public speaking


    27/02/2006

    Anticipare i contenuti

    Oggi, lezione in un master a 15 ragazzi neolaureati. Argomento: la presentazione efficace (e te pareva). Mostro le mie slide e dico loro, fin da subito, che saranno più di 150 (per sette ore di lezione). Ogni slide, peraltro, riporta il numero della slide rapportato al numero totale di slide (tipo: 23/150).  

    A un certo punto un'allieva mi chiede se sia veramente opportuno anticipare fin da subito questi numeri. Non spaventerà la platea? Non produrra pericolosi effetti boomerang? La risposta è: decisamente no! In ogni presentazione che si rispetti non ci sono effetti "sorpesa" che non siano stati attentamente pianificati. E la lunghezza della presentazione non rientra mai tra questi. Le persone devono sapere che cosa aspettarsi, devono avere un contesto nel quale orientarsi, devono poter fare i loro conti.

    Trasparenza. Patti chari. Condivisione. Tutto quello che non dico è un'incognita pericolosa, innanzitutto per me: qualcuno penserà che le slide sono 17, altri che sono 100, altri che sono 50. E questo non mi fa gioco: scontenterò sicuramente qualcuno. 

    La regola allora è: anticipare tutto quello che posso anticipare. Ovvero "bruciare le informazioni". Dobbiamo anticipare subito tutto quello che aiuterà la platea a capire dove e come muoversi. A partire (ma non solo) dalla lunghezza. E' come sul web: non conta tanto se una pagina si apre solo dopo 50 secondi: il vero problema è sapere esattamente quanto ci impiegherà ad aprirsi. E allora è meglio dire: "Si, le slide sono 150: non spaventatevi, andranno via in scioltezza" che nascondersi sotto il tappeto del mistero, perché tutto (t u t t o) si paga alla fine.

    Per la cronaca: le slide sono andate veramente in scioltezza, e abbiamo fatto anche tre (dicasi tre) esercizi pratici. 

    postato da: 02068449 alle ore febbraio 27, 2006 18:11 | link |
    categorie: aneddoti, strategia, public speaking


    15/02/2006

    Uscire dall'incubo

    Sliderman aiutaci

    Questo è un blog dedicato al mondo delle presentazioni e all'utilizzo di Powerpoint, ovvero il più banale, subdolo e presuntuoso programma della Micrososoft. Troverete consigli, aneddoti, recensioni, segnalazioni e tutto quello che riguarda l'efficace utilizzo del progamma e che ho capito nel mio lavoro di produttore e consumatore di presentazioni. Questo blog nasce perché mi sono accorto che intranet management cominciava ad essere troppo affollato di cose poco attinenti.

    In questi anni io, come tutti voi, ho prodotto centinaia di presentazioni. Come tutti voi le ho modificate, migliorate, rielaborate, ci ho passato talvolta le notti. Ebbene sì, Le slide possono anche abbrutire. Ma possono, e bene, facilitare il nostro lavoro di lavoratori della consocenza, di professionisti del capitalismo cognitivo del terzo millennio.

    A patto che impariamo a usare come strumento di comunicazione e non come l'ennesimo talismano-tuttofare del quale subire gli effetti. Quando presentiamo, progettiamo, insegnamo, pensiamo, siamo noi gli attori principali: il resto sono dettagli tecnici. Ho visto e prodotto orrori, a volte sono stato stupidamente soddisfatto, altre volte non mi tornavano i conti. In questo blog cercheremo di fare qualche passo in avanti. Slide o non slide, parleremo di comunicazione. Per provare a uscire da questo incubo fatto di punti elenco e grafica da quattro soldi.

    Grazie a todos.