Per chi non è avvezzo a questioni riguardanti le presentazioni in pubblico e il public speaking il nome di Albert Mehrabian potrà dire poco o nulla.

Densi, piatti e sgrammaticati
Molto divertente il rersoconto di Paolo Antonio Volpon su "Search Engine Strategies Milan" (SES) 2007. Leggete i vari punti e capirete alcune cose da non fare in una presentazione (come i punti elenco chilometrici, la voce monotona, gli errori di scrittura).
Lavagna a fogli mobili: la mia coperta di Linus
Chiunque faccia il consulente o il formatore sa quanto sia utile e utilizzata la famosa lavagna a fogli mobili. Per me è una specie di coperta di Linus: senza lavagna a fogli mobili io non comincio mai a parlare in aula. E so che anche per altri è così.
Secondo me la lavagna a fogli mobili è uno strumento capace di creare quella che Etienne Wenger definisce la dialettica tra partecipazione e reificazione: è capace cioè di creare uno strato di sedimenti concettuali maneggaibili attraverso i quali negoziare i significati in un gruppo.
Beh, grazie all'ottimo Presentation zen scopro che ci sono molti siti dedicati a questo strumento ("flip chart" in inglese), come quello di questa società inglese, che ha creato un sito interamente dedicato all'argomento.
Ma anche altre società come la 3M hanno crerato delle pagine apposite (questa e questa).
Altro che slides...Buona lettura.
I principi dell'apprendimento multimediale
Richard Mayer è uno psicologo californiano che ha scirtto un articolo importante sulle modalità di apprendimento negli ambienti multimediali.
Questo articolo è molto utilizzato da chi si occupa di e-learning, perché stabilisce alcuni principi, basati su ricerche sperimentali, sulla base dei quali è possibile regolarsi per l'erogazione dei contenuti audio-video-testuali.
Marco Coinu ne propone una sintesi in italiano, pubblicata sul portale Elearnngtouch.
Vale la pena di riportare una sintesi dei principi, perché hanno molto a che vedere anche con il tema delle presentaizoni con le slide
(Leggi: non mettere musica in sottofondo sulle slide mente parlate - Non parlate alla paltea mentre mostrate i viedo)
(Leggi: nella presentazione siete voi che palrate i protagonisti, non le vostre slide, che restano soloun supporto all'esposizone orale)
Principio di rindondanza (Rendundancy Principle): i discenti imparano meglio da animazioni e narrazioni parlate, piuttosto che da animazioni, narrazioni parlate e testo scritto, se le informazioni visive sono presentate insieme alle informazioni verbali;
(leggi: accompagnate smepre il vostro testo con immagini rappresetnative)
(leggi: accomagnate sempre il testo con immagini, e posizionateli in modo che si appartengano reciprocamente sulla slide)
(leggi: Accomagnate il vostro dicorso con immagini sincornizzate sulla slide)
(Leggi: cercate di togliere e non di aggiungere sulle vostre sldie)
Un grazie a Marco Coinu per il suo lavoro
Public speaking: the basics
Forse mi ero dimenticato di pubblicare su questo spazio le mie slide sul public speaking (già pubbl icate su slideshare e sull'altro blog). Eccole.
Ma, già che ci siete, data un'occhiata anche a questa serie di video che riprendono una lezione dal vivo di Robert Gedaliah (e collaboratori) sul public speaking.
Qui si parla di contatto oculare (the "most important skill"):
La regola dei 20 secondi
Spesso, quando lavoravo ad "Alcatraz", la mia vecchia azienda, mi capitava di elaborare progetti piuttosto complicati: c'erano sul tappeto cose come il benchmarking, i fattori critici, la tempistica, i dettagli operativi, gli attori in campo, le strategie di medio termine. E via dicendo.
Ero preparatissimo su tutto, ma quando il capo mi "dava udienza" spesso avevo a disposizone solo un minuto per spiegargli tutto. Che fare? Provare a mostrare le mie 50 slide? Oppure dirgli una sola cosa, quella essenziale, ovvero quella che una volta detta, aumentava l'interesse del mio capo e conseguentemente il mio tempo a disposizione?
In questi casi usavo sempre la seconda strategia: una sola cosa ben detta, ovvero il "succo" di tutto il mio progetto. Quando preparate una presentazione fate sempre questa prova: in quanto tempo riuscite ad esprimere il succo della vostra idea? Io chiamo questa la regola dei "20 secondi".
Certo, probabilmente il vostro progetto è molto articolato, ha richiesto parecchio lavoro di analisi, molte ricerche, tante ore a pensare a che cosa fare e a come farlo. Tutto questo però, alla fine, si concretizzerà in un'idea da proporre al vostro committente.
E' Per capire se se la vostra idea "regge" non c'è niente di meglio che domandarsi prima: se dovessi dirla in 20 secondi, che cosa direi? Se non riuscite a trovare una formulazione adatta, probabilmente siete ancora in fase di brainstorming.
Se invece ci riuscite, bene quella e "la cosa" che avete da dire (potrebbe essere, che so: "dobbiamo espanderci sul mercato giapponese entro due anni", oppure "dobbiamo aprire un canale internet per fare e-commerce dei nostri prodotti", oppure "dobbiamo acquistare un prodotto di CRM che favorisca la conoscenza mirata dei nostri clienti, oppure "dobbiamo riposizionare il nostro brand per un target più giovane attraverso nuovi prodotti e una serie di campagne mirate".
Ecco, la vostra idea dovrebbe poter essere formulata anche in questo modo: con una sintetica affermazione (ovviamente gravida di conseguenze...).
Questa idea, in fondo, è il "cuore" della vostra presentazione. Sarebbe meglio che stesse sempre in una slide a parte.
Commentare, non leggere
In tema con il post precendete vi segnalo un video del berllimbusto-impomatato T.J. Walker. Il messaggio è: "non leggete mai dalla vostre slide". Le persone sono perfettamente in grado di leggerle da sole. Le slide non andrebbero mai lette, ma commentate e approfndite (guardando la platea, possibilmente).
Buoni link sul momento "clou"
Il momento "clou" è quello in cui, di fronte ad una platea, presentiamo le nostre slide. E' in quel momento che si rivela la bontà del nostro lavoro di preparazione del materiale e la bontà dei nostri "skill" comunicativi. Ecco alcuni link sparsi che aiutano ad affrontare nel modo giusto questo momento topico.
Buona lettura!
Slide nere e interruzioni
Berd Decker suggerisce di inserire delle slide nere all'interno di una presetnazione, per eliminare il rumore, concentrare l'attenzione, creare un momento di rottura cognitiva.
Sposo a pieno ll'intenzione e meno la soluzione. Credo che possa andare anche un altro colore, oppure una grande punto di domanda, o un'altra cosa che introduca un momento di rottura cognitiva con la platea.
Il problema non è nero, bianco o altri colori, ma piuttosto avere un ritmo, che alterni il vuoto con il pieno.
Buone ragioni per raccontare storie
C'è un'esperienza abbastanza frequente che mi capita quando parlo in aula o a convegni: io parlo e parlo e parlo, raccontando di questo e di quello, ma progressivamente vedo che i loro occhi si fanno vuoti e le persone cominciano a fischiettare mentalmente.
A questo punto mi interrompo e comincio a racconare una storia. Parto dicendo cose come: "Ma lo sapette che cosa è successo una volta che ero in ufficio?" oppure: "l'altro giorno mi chiama un cliente e comincia a dirmi...". ecco: l'attenzione si risveglia, le persone ritrovano il contatto con me, e io con loro. Gli sguardi si rimenttono a fuoco e tutto acquista un'aria più calda e colloquiale.
Le storie sono importanti. Le stoire ci riguardano molto più delle slide. Le storie sono il vero collante del nostro vivere sociale (ascoltate gli MP3 di Paolo Jedlowski a riguardo) .
Ed ecco un bell'articolo sul racccontare storie nelle business presentations....
I migliori libri in italiano sul public speaking
La pubblicistica sul public speaking è vastissima e spesso nel marcato italiano troviamo ottime cose affogate in un mare di libracci di importazione deludenti e velleitari a diesptto dei loro titoli seducenti
Per evitarvi costose delusioni vi segnalo allora tre libri che, a mio parere, sono di ottimo livello e vi aiuteranno veramente a capire alcuni punti fondamentali del parlare in pubblico per presentare progetti o lezioni.
Sono libri piuttosto vecchiotti e quindi il tema delle slide e delle nuove tecnologie in alcuni casi non è affrontato (almeno non direttamente), ma in compenso trovate alcuni "fondamentali" che possono facilmente essere integrati con la vostra strategia di presentazione multimediale (e poi per la presentazione in pubblico con le slide vi darò io dei sugerimenti, nel tempo...)
:-)
Cesare Sansavini
Parlare in pubblico. Farsi capire, farsi ascoltare, persuadere il gruppo
2006 - Giunti Demetra
Probabilmente il libro migliore, con tanti episodi di vita vissuta e tantissime indicazioni e esercizi. Si vede che è un libro che nasce dall'esperienza concreta di un formatore. Ottimo soprattutto per chi fa docenza. In questo c'è anche una piccola parte sulle slide.
Paul Le Roux
Presentare per convincere. Strategie di presentazione
1995 - Lupetti
E' un piccolo classico. Veramente ben fatto, ben scritto econ degli ottimi disegni. Ottima la parte sull'uso dei visual (all'epoca le sldie erano ancora di là da venire...). Particolarmente indicato per venditori e rappresentanti (ma anche per gli altri...)
Dale Carnegie
Come parlare in pubblico e convincere gli altri
2001 - Bompiani
E' il classico dei classici. Scritto negli allni sessanta (credo) ancora molto fresco. Questo è particolarmente indicato per conferenziari e oratori estemporanei in eventi particolari.
I consigli di Seth
Seth Godin è un mega-consulente nel campo del web marketing (è quello che ha inventato la formula del "Permission marketing"). Ha anche un suo blog dedicato al marketing e all'advertising.
Recentemente ha scritto un post sulle presentazioni efficaci con le slide. Non condivido tutto, in special modo il consiglio di limitarsi a sei parole per slide (che esagerato...). Ma ne condivido la sostanza, ovvero il fatto che in una presentazione convivano aspetti cognitivi ed emozionali, e che debbano entrambi essere supportati dalle slide.
uno stralcio:
Our brains have two sides. The right side is emotional, musical and moody. The left side is focused on dexterity, facts and hard data. When you show up to give a presentation, people want to use both parts of their brain. So they use the right side to judge the way you talk, the way you dress and your body language. Often, people come to a conclusion about your presentation by the time you’re on the second slide. After that, it’s often too late for your bullet points to do you much good.
Gary Turner al contrattacco
In una simpatica provocazione, Gary Turner consiglia di inserire di soppiatto, in ogni presentazione, una slide vuota che riproduca l'assenza di sengale del proiettore. Così, dice, lo spaker sarà "costretto" a parlare come un essere umano. Anche io ogni tanto mi pongo il problema del "vuoto", ovvero dello spazio cognitivo che è necessario darsi per lasciare che i contenuti emergano.
A dire il vero è proprio quello che ho fatto nella mia presentazione di sabato: ogni slide era in realtà semivuota, e conteneva solo una parola o poco più. In questo modo la platea aveva tutto lo spazio cognitivo necessario per ascoltarmi e prendere appunti. Le slide scandivano il discorso, che si sviluppava in modo concentrico a partire da quell'unica parloa.
Quali sono i vantaggi? E in quali casi è bene usare una strategia di questo tipo? SIcuramente è una stategia che va bene:
- per presentazioni brevi (da 15 minuti a 60 minuti)
- per presentazioni discorsive e per testimonianze
- per presentazioni di alto livello, nelle quali l'oratore si può lasciare andare alle digressioni che il contesto gli suggerisce
Per fare questo, ovviamente, è necesaria una preparazione doppia rispeto a una presentazione tradizionale. Potete improvvisare solo se siete molto, ma molto preparati. Usare le note della presentazione per tenere sott'occhio i punti principali è, in questo caso, un'ottima tattica.
L'iceberg di Hemingway
In una famosa intervista sul mestiere dello scrittore, (edita di italia dal Melangolo di Genova) Ernest Hemingway parlava del "principio dell'iceberg" :
"I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott'acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L'importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché non la conosce, allora le lacune si noteranno."
E' proprio così. E sicuramente era così nella narrativa di Hemingway. Ma forse questo principio può rivelarci qualche cosa anche sulle presentazioni. Si, perché una presentazione non è mai autosufficiente: se ci pensate le slide migliori sono quelle che, lette separatamente dal loro contesto di emissione, non si capiscono del tutto (e questa può essere anche una specie di "prova del nove" del vostro prodotto).
Le slide sono, insomma, degli oggetti insaturi semanticamente e che solo nell'incontro con una parola viva acquistano il loro senso e esprimono la loro efficacia in temini di resa cognitiva. Le poche parole sulla slide, assieme a immagini ed elementi grafici, sono solo una parte minima di quello che avete da dire.
Considerate le slide, quindi, come se fossero la punta dell'iceberg del vostro discroso, la sola parte visibile. Il resto dell'iceberg è dentro di voi: nella vostra voce, nella vostra espressione, nella capacità che avete di illuminare i contenuti riporati sulle slide e di dargli spessore. Se siete padroni della materia le slide vi aiuteranno a fare chiarezza. Ma se non siete in grado di "illuminarle" allora le slide non vi serviranno a nulla e le lacune, come ci dice il buon Ernest, si noteranno.
Anticipare i contenuti
Oggi, lezione in un master a 15 ragazzi neolaureati. Argomento: la presentazione efficace (e te pareva). Mostro le mie slide e dico loro, fin da subito, che saranno più di 150 (per sette ore di lezione). Ogni slide, peraltro, riporta il numero della slide rapportato al numero totale di slide (tipo: 23/150).
A un certo punto un'allieva mi chiede se sia veramente opportuno anticipare fin da subito questi numeri. Non spaventerà la platea? Non produrra pericolosi effetti boomerang? La risposta è: decisamente no! In ogni presentazione che si rispetti non ci sono effetti "sorpesa" che non siano stati attentamente pianificati. E la lunghezza della presentazione non rientra mai tra questi. Le persone devono sapere che cosa aspettarsi, devono avere un contesto nel quale orientarsi, devono poter fare i loro conti.
Trasparenza. Patti chari. Condivisione. Tutto quello che non dico è un'incognita pericolosa, innanzitutto per me: qualcuno penserà che le slide sono 17, altri che sono 100, altri che sono 50. E questo non mi fa gioco: scontenterò sicuramente qualcuno.
La regola allora è: anticipare tutto quello che posso anticipare. Ovvero "bruciare le informazioni". Dobbiamo anticipare subito tutto quello che aiuterà la platea a capire dove e come muoversi. A partire (ma non solo) dalla lunghezza. E' come sul web: non conta tanto se una pagina si apre solo dopo 50 secondi: il vero problema è sapere esattamente quanto ci impiegherà ad aprirsi. E allora è meglio dire: "Si, le slide sono 150: non spaventatevi, andranno via in scioltezza" che nascondersi sotto il tappeto del mistero, perché tutto (t u t t o) si paga alla fine.
Per la cronaca: le slide sono andate veramente in scioltezza, e abbiamo fatto anche tre (dicasi tre) esercizi pratici.
Uscire dall'incubo

Questo è un blog dedicato al mondo delle presentazioni e all'utilizzo di Powerpoint, ovvero il più banale, subdolo e presuntuoso programma della Micrososoft. Troverete consigli, aneddoti, recensioni, segnalazioni e tutto quello che riguarda l'efficace utilizzo del progamma e che ho capito nel mio lavoro di produttore e consumatore di presentazioni. Questo blog nasce perché mi sono accorto che intranet management cominciava ad essere troppo affollato di cose poco attinenti.
In questi anni io, come tutti voi, ho prodotto centinaia di presentazioni. Come tutti voi le ho modificate, migliorate, rielaborate, ci ho passato talvolta le notti. Ebbene sì, Le slide possono anche abbrutire. Ma possono, e bene, facilitare il nostro lavoro di lavoratori della consocenza, di professionisti del capitalismo cognitivo del terzo millennio.
A patto che impariamo a usare come strumento di comunicazione e non come l'ennesimo talismano-tuttofare del quale subire gli effetti. Quando presentiamo, progettiamo, insegnamo, pensiamo, siamo noi gli attori principali: il resto sono dettagli tecnici. Ho visto e prodotto orrori, a volte sono stato stupidamente soddisfatto, altre volte non mi tornavano i conti. In questo blog cercheremo di fare qualche passo in avanti. Slide o non slide, parleremo di comunicazione. Per provare a uscire da questo incubo fatto di punti elenco e grafica da quattro soldi.
Grazie a todos.